sabato 9 febbraio 2013

PROGETTO PIAZZA VERDI: UNA COLTELLATA A TRADIMENTO ..






Ieri, nell’intervista rilasciata alla Nazione, il vicesindaco Ruggia si spinge ad affermare che i progettisti della nuova piazza Verdi coglierebbero lo spirito del luogo. I discussi e discutibilissimi portali rossi e verdi, per  esempio, sottolineerebbero l’asse via Chiodo -via Veneto . In questo ha ragione. Il progetto si inserisce in una serie di brutture, di calci in faccia che il paesaggio e la città hanno ricevuto nel secondo dopoguerra: palazzi  anonimi ed informi, già vecchi dopo l’inaugurazione, giardini tristi, privi di anima, e poi  capannoni industriali prefabbricati, quartieri dormitorio tirati su in economia, colline  cementificate , discariche di rifiuti tossici, interramenti di specchi acquei.  Le coeve opere pubbliche   non sembrano altresì brillare per originalità e bellezza: se il nuovo tribunale ha una sua maestosità, palasport  e megacine riequilibrano lo scempio con la loro dose di bruttezza. ll confronto tra i giardini pubblici ed il parco della maggiolina, o tra il palazzo delle Poste e la nuova questura illustra lo scarto tra un prima ed un dopo.
Se  il progetto di piazza Verdi vuole fare da ponte tra le due città,quella antica e quella moderna,  allora ci riesce perfettamente. Si presenta infatti come un’irruzione della modernità intesa come assenza di gusto, come furbizia progettistica usa e getta , in un tessuto urbano armonico e bello. Una coltellata a tradimento portata allo stomaco della città. A tradimento perché si presenta con velleità artistiche e non come frutto della speculazione edilizia senza scrupoli. Negli intendimenti del sindaco quegli  archetti  simili ad un autolavaggio ed un uno scavo a gradinate-nostrano ground  zero in memoria del Politeama – dovrebbero diventare simbolo della rinascita cittadina . A me invece sembrano l’emblema, la figura di un modello fallito di sviluppo; un modello fatto di industrializzazione devastante e poco attenta al territorio ed alla storia. Ma al di là delle riflessioni estetiche, che tutto sono fuorché soggettive, quanto costerà la manutenzione di questo gioiello ad una municipalità impoverita dalla crisi?  quanto è delicato il sistema di pompaggio e di sterilizzazione delle acque? Dovremo rassegnarci a safari anti zanzare all’arrivo di ogni primavera? Nessuna risposta concreta, ma vaghe promesse e vaghissime assunzioni di responsabilità per il futuro, mentre  al contempo si sorvola sull’intendimento di  intasare di auto viale Mazzini e viale Italia per far fronte alla bell’è meglio alla carenza di parcheggi originata dalla contemporanea apertura  di due cantieri , uno in piazza Verdi e l’altro in piazza Europa. Se questo è il nuovo che avanza possiamo ormai soltanto invocare le sonnacchiose divinità del luogo affinché ci proteggano e ci difendano dalla barbarie della pseudomodernità.
Giorgio Di Sacco Rolla

REFERENDUM

lunedì 7 gennaio 2013

Riqualificazione architettonica ed artistica di Piazza Verdi a La Spezia


                                      Riqualificazione architettonica
                                ed artistica di Piazza Verdi a La Spezia

           Vincitore
Premio P.A.A.L.M.A. 201
La Spezia/Italia/2010

LETTURA E INTERPRETAZIONE DEL LUOGO
La sua ubicazione, lungo la direttrice di espansione della città dalla Porta dell’Arsenale e
parallela al mare, fa sì che piazza Verdi costituisca un luogo di connessione importante fra parti di città diversamente connotate. Infatti si trova inserita fra l’antico percorso di via del Torretto, che la collega al centro storico, gli isolati del tessuto urbano ottocentesco dalla parte della Via Chiodo, il degradare della collina -che la presenza del Palazzo delle Poste con le sue articolazioni di volumi, le gradinate e la fontana raccorda e contiene- il lungomare e la nuova espansione novecentesca.

Gli spazi delle gradinate antistanti la facciata, arretrata rispetto al filo degli edifici adiacenti,
introducono alla geometria del vuoto urbano e connotano il luogo come piazza.
La massiccia presenza del traffico urbano è soverchiante al punto da eliminare uno spazio
centrale dedicato alla sosta e all’incontro, o tanto meno alla fruizione del verde, che rimane confinato ad una striscia spartitraffico.

La piazza, peraltro animata e vivace, per la ricchezza e varietà di funzioni, sia legate alla
quotidianità sia istituzionali ed amministrative, non consente di cogliere la ricchezza di memoria e di segni sedimentati che costituiscono una dimensione identitaria per i residenti.

Sotto di essa è un'altra città amata e demolita, che custodisce la rappresentazione di una
profonda aspirazione alla modernità e possiede un forte potenziale culturale attrattivo.
Fra gli elementi di criticità si devono notare in primo luogo la mancanza di relazioni fra la
piazza e il suo intorno e la carenza di una misura spaziale ordinatrice delle sue funzioni.

DECISIONI DI PROGETTO
Riteniamo che la piazza debba recuperare allo stesso tempo la sua funzione di cerniera
-non spazio di separazione ma di riconnessione fra gli assi: città storica/città moderna/mare/collinae di cesura in quanto spazio a se stante, non solo di passaggio, ma con le potenzialità di una forte caratterizzazione.

RAPPORTO ARTE-ARCHITETTURA
Arte e architettura definiscono segni complementari e non separabili in un percorso
progettuale integrato. Il segno dell’artista non si distingue da quello dell’architetto ma si costruisce insieme, passo dopo passo, su convinzioni discusse e condivise. I due apporti sono l’uno alla base dell’altro tramite una serie di rimandi circolari verso la sintesi finale.

L’arte che proponiamo è definita ambientale e, in questo caso, a misura di spazio urbano,
“site specific”, intesa come azione volta da un lato a riorganizzare e fissare strutture e significati del luogo -una sorta di fattore di riduzione dell'entropia- e dall’altro come determinante di nuovi valori.

Nel nostro progetto l’arte è intesa come utile, cioè non come pura immagine ma come
strumento di realizzazione di spazi fruibili e contemporanei in grado di creare nuove percezioni e riconnessioni ambientali.

ASPETTI IDENTITARI E SIMBOLICI
Il rafforzamento e l’ estensione della centralità urbana e della rappresentatività della città
all'esterno si realizza:
- con il ritrovamento di tracce del passato: fra queste l’interpretazione dell'assenza come segno morbido scavato per un teatro centrale; il restauro e la valorizzazione della fontana del Palazzo delle Poste con aggiunta di pareti verdi e soluzioni di luce; il rafforzamento dell'asse di Via del Torretto con elementi di verde e il rapporto con la fontana restaurata;
- con la definizione di un nuovo ordine spaziale che non vuole essere monumentale ma ludico. Nella nuova immagine del progetto non vi è nostalgia del passato ma fiducia nel tempo cheavanza rinnovandosi.

CONCETTI SPAZIALI
Il progetto è volutamente e rispettosamente semplice nei confronti dell’esistente: la sua
scala è tagliata sull’uomo, i suoi intenti sono quelli di ricreare un luogo stimolante e di cui
riappropriarsi per l’abitare; colore e materia suggeriscono ricchezza sensoriale e si sposano con la luce del mare di cui la piazza è intrisa.

La piazza è strutturata in tre parti diverse che ne riproporzionano gli spazi e le funzioni ma
è concepita e percepita come unico luogo tramite l’identità dei suoi elementi (naturali e artificiali).

La piazza ha un centro e questo centro è generato da un vuoto che ne rappresenta,
paradossalmente, l’identità. È lo scavo nella memoria di uno spazio teatrale e socializzante. È la traccia storica del Politeama.

Il vuoto urbano è animato da un gioco plastico di elementi aperti che guidano e indirizzano
lo sguardo per spingerlo oltre ed invitano ad un percorso suggestivo di attraversamento. È un luogo da percorrere e da scoprire.

La piazza non è uno spazio immobile né monumentale: tutti i suoi elementi sono a scala
umana e producono relazioni mutevoli nel muoversi all’interno di essa. Questo senso aptico esprime un carattere portante del luogo.

Una serie di portali si inquadrano nella prospettiva dell’asse principale della piazza
valorizzando questo punto di fuga. Una serie di elementi ortogonali creano una forte connessione con le vie laterali, segnalando al di fuori ciò che succede al suo interno. Questi elementi comprendono la fontana del Palazzo delle Poste come completamento di un perimetro ideale.

Una serie di pilastri, in relazione prospettica col gioco dei portali, sono allineati in altezza
in modo da creare una linea orizzontale perfetta che raccorda gli elementi fra di loro e definisceuna regola di misurazione.

Le nuove alberature sono parte costitutiva del progetto per delimitare piccoli giardini con
fiori o con acqua all’ombra dei quali la gente può sostare e ritrovarsi.
La scelta dei colori e dei materiali, l’uso degli specchi che moltiplicano le architetture, la
soluzione dei nebulizzatori all’interno dei portali e le luci creano un ambiente con qualità ludiche.
Lo studio dell’ illuminazione produce di notte la percezione di una realtà nuova e sempre
diversa.

GLI ELEMENTI
Portali asse principale: 14 elementi, tanti quanti sono i pini sulla piazza, vengono divisi in due serie dispari: 7+7. Le dimensioni sono generate da multipli dispari di un modulo stabilito. Dimensioni interne: cm. 252,3x252,3. Altezza esterna cm. 295,8. Larghezza cm. 339,3. Spessore cm. 43,5.

Le facce sono in due colori alternati in sequenza e sul lato opposto, rivolto verso il centro
della piazza, sono a specchio. I profili interni ed esterni sono divisi in 5 strisce alternate bianche e nere.

Pilastri e portali assi trasversali
2 gruppi di 3 elementi: due portali che inquadrano un pilastro centrale (quest’ultimo a base
quadrata cm. 43,5x550h., di colore nero su due facce opposte e a strisce bianche e nere sulle altre) sono situati nei punti nodali fra l’asse longitudinale e gli attraversamenti.
Fontane 3 elementi che richiamano il tema dell’acqua, posti all’esterno della piazza, in asse con le vie trasversali e con la fontana del Palazzo delle Poste.

3 elementi situati alla base del teatro/vuoto centrale.

Le fontane sono pilastri scanalati a base quadrata. La parte interna, dove scorre l’acqua, è
rivestita in ceramica azzurra. L’acqua riempie la scanalatura e ricostituisce l’integrità del pilastro.

VIABILITÀ
La pedonalizzazione è condizione della vivibilità della piazza in quanto progetto di aria, di
suoni, di paesaggio. Per recuperare la dimensione vitale e rappresentativa che spetta al luogo è opportuno ridurre drasticamente il carico del traffico veicolare urbano, mentre è possibile mantenere la fruizione dei mezzi pubblici, di quelli di soccorso e della mobilità residenziale.

A questo scopo le corsie dedicate ai veicoli passerebbero da cinque a due, orientate nei
due sensi di percorrenza, opportunamente rallentate, con la possibilità eventuale di usufruire di spazi a estensione del percorso carrabile per una sosta breve senza pregiudicare i filari delle alberature esistenti che rimarrebbero a schermo alle zone prettamente pedonali.

In una seconda fase, al completamento delle infrastrutture di mobilità generale, decise dalla Pubblica Amministrazione (piano parcheggi e viabilità pubblica e privata) la piazza verrebbe interamente pedonalizzata, come rappresentato, salvo garantire accessibilità dei mezzi di pubblica utilità.

COMFORT AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Non si dà un progetto di uso se non si realizza allo stesso tempo un livello adeguato di
comfort ambientale. L’uso degli elementi naturali: tappeti erbosi, specchi d’acqua e nuove
alberature per l’aumento dell'ombreggiatura, contribuiscono al miglioramento del microclima estivo locale secondo i principi della bioclimatica applicata agli spazi esterni.
Altri criteri di sostenibilità applicabili sono:
- il risparmio idrico attraverso l’uso delle superfici pavimentate per la raccolta e il riuso delle acque
piovane per le fontane e l’irrigazione del verde;
- l’uso di materiali naturali e locali per le pavimentazioni;
- il controllo dell'inquinamento luminoso e l’ uso di fonti a basso consumo (led incassati nel
pavimento);
- progetto sonoro e riduzione dell'inquinamento acustico;
- uso di tecniche attive per il raffrescamento estivo (nebulizzatori inseriti nel percorso d'arte).

ARCH. GIANCARLO VETTORI

domenica 6 gennaio 2013

PIAZZA VERDI, DOMANI SERA TUTTI A FIRMARE !!

Riguardo al nostro esposto contro Il Progetto Buren di Pzza Verdi:
ABBIAMO DECISO di (ri)FIRMARLO  per sicurezza davanti a un legale, LUNEDI' 7, dalle 18,30 alle 20, nella saletta arci di VIA 24 MAGGIO  353: è l' occasione  per essere sicuri di dare efficacia al nostro impegno, perciò, se appena potete, VENITE  e ditelo a chi può farlo( portando un DOC. valido).

sabato 29 dicembre 2012

PARERI SOVRINTENDENZA DELLA REGIONE LIGURIA

INTERVENTO DI PIETRO CORDARA

Gentili Signori, vi chiedo ospitalità per poter esprimere il mio pensiero.
Venerdì sera ero presente alla piccola manifestazione svoltasi proprio in piazza Verdi ed avente per oggetto il futuro della piazza stessa. La posizione del Comune, rappresentato dal Vicesindaco, è di ferma volontà nella realizzazione del nuovo progetto sul cui valore, e della sua necessità, non entro nel merito. Di questo discuterei se la volontà espressa dall'Amministrazione fosse stata preceduta da una dichiarazione di questo genere: " visto che nella nostra città scuole e sanità sono perfette; visto che l'allacciamento delle fognature al depuratore è stato completato e nulla più di puzzolente ed inquinante viene versato in mare dalla passeggiata Morin; visto che le nostre strade (a cominciare da via del Prione così vergognosamente lastricata) ed i nostri marciapiedi sono stati messi in ordine e non sono più pericolosi per il passo; visto che abbiamo curato le piante dei nostri giardini; visto che non abbiamo aumentato di un centesimo l'aliquota IMU del 7,6 per mille abbiamo deciso di rifare piazza Verdi. Allora si che potremmo entrare nel merito del progetto anche se dall'indagine svolta un paio di anni fa risultò bocciato dalla maggioranza della popolazione. E non ci si dica che noi cittadini pagheremo solo il 20% del costo totale. Quel "solo 20%" è un mare di soldi che deve essere utilizzato per opere urgenti e veramente necessarie. L'Amministrazione deve sapere che manifestando questa ferma volontà di effettuare ad ogni costo un'opera non voluta dai cittadini si può essere indotti a pensar male e tutti sappiamo che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre s'indovina!
Grazie per l'ospitalità.
Pietro Cordara
Maestro del Lavoro

lunedì 24 dicembre 2012

Sulla presunta "Riqualificazione Architettonica e Artistica" Piazza Verdi a La Spezia


 
Diamo vita a questo nuovo Blog  dal titolo molto eloquente "Stoppa la Nuova Piazza Verdi!" volendo riservare un tributo alle lotte che comitati ed associazioni ambientaliste spezzine hanno condotto o stanno portando avanti contro l' inceneritore per RSU di Boscalino, la centrale turbogas di Arcola ed il nuovo Waterfront spezzino in Calata Paita.  Queste vertenze erano e sono sostenute dagli slogan stoppa l'inceneritore!, stoppa la centrale!, stoppa il Nuovo Waterfront! Le prime due si sono chiuse vittoriosamente per il territorio e per la salute dei cittadini anche quella di coloro che non hanno dato il proprio contributo.  Non sempre però l' esito delle battaglie ambientaliste e/o sociali si conclude positivamente, molti fattori possono condizionarlo negativamente: il tempo, le strategie della politica e del mondo degli affari e soprattutto l' indifferenza delle Comunità. Da qui il monito a tutti gli spezzini ad impegnarsi, questa volta, contro la demenziale campagna di cosiddette valorizzazioni di viali, scalinate e piazze alberate del nostro tessuto urbano che -senza alcun confronto con i cittadini -il governo municipale intende porre in essere. Si tratta di un attacco senza precedenti non solo al Verde Pubblico ma all'Estetica della città: Beni Comuni a cui un crescente numero di spezzini non intende rinunciare. Ci dà una mano in questa nuova e difficile causa, l'architetto Ettore Maria Mazzola che in questo avvertito quanto intransigente giudizio boccia senza appello il progetto della Nuova Piazza Verdi.
 
 
19 dicembre 2012

SULLA PRESUNTA "RIQUALIFICAZIONE ARCHITETTONICA E ARTISTICA"- PIAZZA VERDI A LA SPEZIA

Sulla presunta "Riqualificazione Architettonica e Artistica" Piazza Verdi a La Spezia
di
Ettore Maria Mazzola



Premessa

Nello sconfinato patrimonio artistico italiano non v’è manifestazione artistica che non risulti passata in rassegna. Dalle opere rupestri dei popoli preistorici a quelle delle popolazioni italiche preromane, dall’impressionante mole di opere lasciateci dai romani fino alle manifestazioni futuriste, il nostro Paese vanta un patrimonio che nessun altro luogo del pianeta può avvicinare!

… Ciò nonostante, un certo genere di artisti e architetti suppone che il nostro patrimonio necessiti di una riqualificazione!

Il motivo di questa supposizione risiede nel disastro accademico post bellico che, specie a partire dai primissimi anni ’60, ha portato l’insegnamento a divenire profondamente ideologico … nonostante le promesse libertarie, ergo profondamente ignorante. Ecco quindi che la storia, laddove sia stata insegnata, risulta esser stata vergognosamente manipolata a tutto vantaggio di una presunta élite colta che ha gradualmente acquistato un potere infinito in materia decisionale. In questo contesto, la gente comune è dunque stata costretta a subire ciò che quell’élite le imponeva dall’alto (o dal basso … fate un po’ voi) delle proprie conoscenze!

Tutto ciò ha gradualmente generato tre categorie di persone: 1) coloro i quali restano spaesati ma accettano passivamente; 2) coloro i quali – per snobismo – per non sentirsi estromessi da quell’élite, fingono di comprendere ciò che non ha alcun significato; 3) quelli che si ribellano a questi soprusi unendosi in comitati di quartiere, e/o in associazioni a difesa del patrimonio artistico e ambientale, scendendo in piazza per manifestare contro le violenze che si intendono infliggere al territorio.
Rendering del progetto per Piazza Verdi a La Spezia. Artista: Daniel Buren _ Architetti: Arch. Giannantonio Vannetti (Capogruppo) con Arch. Christian Baglioni, Arch. Elena Ciappi, Arch. Claudio Dini, Arch. Franca Cecilia Franchi. Collaboratore: Emiliano Lascialfari

Volendo dare una definizione a queste tre categorie potremmo definire la prima quella degli abulici i quali – con il loro immobilismo – consentono all’élite di fare i propri sporchi interessi; la seconda categoria è invece quella degli intellettualoidi che fingono di intendere ciò che non ha alcun significato; l’ultima è invece quella degli intellettualii quali, per ovvie ragioni culturali, rifiutano che una presunta élite, arrogante ed ignorante, possa sfregiare a proprio piacimento il patrimonio.

C’è da dire che molti architetti, specie quelli più giovani, agisce in totale buona fede! Essi infatti, si sono formati in Facoltà Universitarie dove l’omogeneità dei corsi ha praticato una sorta di lobotomia che impedisce loro di poter divergere dalla “cultura egemone”.

Per meglio comprendere il significato di questo concetto è utile, per analogia, rileggere un breve passaggio della lettera scritta nel 1885 da Giulio Magni a Raimondo D’Aronco: «[…] colui che deve lavorare si trova nel bivio difficilissimo se cioè fare come la ragione lo guida o come il generalizzato sentimento gli impone […] affrontare l’impopolarità è certo un eroismo e chi si sente forte nella battaglia da combattere, scenda in campo con quel coraggio che dà la sicurezza della vittoria. E noi giovani che coltiviamo questo ideale nella nostra mente, dobbiamo difenderlo e sostenerlo con tutte le nostre forze, studiando alacremente con la ferrea volontà di riuscire!»

… Peccato quindi che i giovani di oggi non abbiano alcuna voglia di combattere. A differenza dei tempi di Magni e D’Aronco infatti, la nostra società è permeata dal consumismo a tutti i livelli, sicché anche l’arte e l’architettura vengono intenzionalmente confusi con manufatti usa e getta che non richiedono alcuno sforzo intellettuale (anche se poi ci si costruisce intorno una spiegazione, pseudo-intellettuale, atta a far credere che sia bella e sostenibile un’opera orrenda e insostenibile). Niente regole, siamo artisti contemporanei! Se non ci capite non è colpa nostra … siete ignoranti!

In un clima del genere, va da sé che chi ami confrontarsi con le regole classiche e col rispetto dei luoghi dia fastidio e debba essere condannato al silenzio per evitare che la gente comune possa fare un confronto. Ma la gente comune è stufa di queste battaglie ideologiche!

L’intervento di La Spezia

La Spezia può, senza ombra di dubbio, definirsi una capitale dell’Italia Liberty e Decò, una splendida realtà dove gli ultimi grandi episodi dell’arte e dell’architettura che possano annoverarsi nei libri di storia hanno generato un incantevole unicum italiano. In questo unicum sorge anche la Piazza Verdi, un luogo che, a causa delle trasformazioni del 1933, risulta difficile poter ancora definire “piazza”. Tuttavia, data la forza del carattere, unitario ma non uniforme, degli edifici che la definiscono, è senz’altro un luogo che possiamo ritenere abbondantemente “qualificato”.

Di qui lo stupore, e la rabbia, dei tanti cittadini spezzini che hanno appreso della prossima realizzazione di un intervento di "Riqualificazione Architettonica e Artistica".

L’ipocrisia delle parole che hanno accompagnato il progetto, parole che meritano di essere discusse con la cittadinanza per comprenderne la veridicità, non ha fatto altro che ingigantire il senso di rifiuto da parte della cittadinanza rispetto a quest’opera inutile quanto brutta.

Sebbene nel testo si parli di “ridurre drasticamente il carico del traffico veicolare urbano” (unico argomento condivisibile), guardando il progetto si comprende che la “piazza” verrebbe a configurarsi come una lunga isola delimitata dal traffico veicolare: quantunque si possa supporre una limitazione al solo transito del trasporto pubblico, ci si troverebbe comunque davanti ad un’esplanade più che a una piazza, che non presenta alcuna protezione totale dai veicoli su almeno uno dei suoi lati; una spianata che non presenta alcun senso di contenimento dello spazio stesso, ovvero priva del senso ultimo della piazza italiana. Il progetto, più che ad una piazza italiana è assimilabile a quegli orribili spazi sconfinati che gli americani chiamano “plaza”.

La Spezia - due immagini storiche che ritraggono il Teatro Politeama di Pontremoli demolito nel 1933 quando fu realizzato l’edificio postale di Mazzoni. Il teatro, facendo da sfondo all’asse di via Chiodo, creava uno spazio concluso che definiva la piazza

Prima della demolizione del Politeama, teatro che faceva da fondale a via Chiodo, e nonostante le dimensioni della strada, lo spazio veniva a configurarsi come una piazza ottocentesca italiana, risultando perfettamente coerente con l’urbanistica e l’architettura del periodo. Perché quindi ignorare aprioristicamente il passato?

I progettisti, piuttosto che trincerarsi nella loro visione, personale e distorta, della modernità, e affermare di voler dare a quel luogo una “definizione di ordine spaziale non monumentale ma ludica”, oppure di sottolineare che “nella nuova immagine del progetto non vi è nostalgia del passato ma fiducia nel tempo che avanza rinnovandosi”, avrebbero potuto riflettere sul codice genetico delle piazze italiane … il che non equivale ad essere nostalgici del passato – se mai questo fosse un problema – ma realizzare uno spazio decoroso per quel luogo e riconoscibile come piazza!

La piazza dovrebbe essere un luogo accogliente e protetto, un luogo coerente con l’intorno, dove viene ad instaurarsi un rapporto privilegiato di relazione tra lo spazio aperto e uno o più edifici emergenti lungo il suo perimetro.

La decisione di non rispettare l’ordine spaziale esistente, creandone uno nuovo “ludico” (ove 14 discutibili portali verdi e rossi – all’interno dei quali ci saranno dei nebulizzatori d’acqua – e vasche allagate intransitabili se non con sistemi di guado), trasformerà questo simbolico luogo spezzino in un pessimo esempio di kitsch, degno dei peggiori outlet che infestano l’Italia … e menomale che i progettisti avevano voluto ribadire di non voler scadere nella falsificazione storica e nella “nostalgia”! Ma cos’è più falso?

Piuttosto che temere di essere “nostalgici”, i progettisti avrebbero potuto immaginare come rendere maggiormente fruibile e sicuro lo spazio pedonale, magari limitando lo stesso volume di traffico veicolare che intendono mantenere lungo il lato mare, proteggendo quindi la piazza lungo il lato dell’ufficio postale mazzoniano; soprattutto, se avessero studiato meglio lo spazio dotato di fondale prima del 1933, avrebbero potuto trovare l’ispirazione (non nostalgica) per comprendere come oggi risulti indispensabile frazionare quello spazio a monte e a valle, creando degli episodi costruiti che facciano da quinta scenica – ovviamente aperta per mantenere l’importanza dell’asse strutturante di via Chiodo/via Vittorio Veneto – alle tre piazze, delimitate dalle vie Niccolò Tommaseo, Pietro Micca e XX Settembre, tre piazze che risulterebbero relazionate agli edifici prospettanti su di esse.

La verità è che, nella totale incapacità di dialogare con il passato, certi progettisti preferiscono intraprendere delle battaglie – perse in partenza, agli occhi della stragrande maggioranza della gente – nelle quali giustificano, in maniera poco credibile, delle opere fini a se stesse come opere di “riqualificazione”. Nel caso in oggetto, la giustificazione vedrebbe La Spezia come “la rappresentazione di una profonda aspirazione alla modernità” … Ma la modernità è ben altra cosa che non il modernismo! … non è che questa aspirazione risulti solo appannaggio dei progettisti?

Nell’infinita serie di punti discutibili di questo progetto, c’è la scelta di coinvolgere Daniel Buren, un “artista” già resosi responsabile di numerosi scempi in giro per il mondo, primo tra tutti l’abominevole serie di rocchi di colonne scanalate bianche e nere, disposti nel cortile d’onore del Palais Royale di Parigi, un’opera orrenda che nessun parigino sano di mente ha mai compreso, né amato; una sorta di pista con paracarri per svolgere una gimkana con i go-kart all’interno di un luogo splendido della Ville Lumière. … Ma che in Italia non avevamo artisti disponibili?
Parigi – Il cortile d’onore del Palais Royale ormai inutilizzabile grazie all’orribile e costosa installazione di Daniel Buren

In pratica, come già accaduto per il Palais Royale, l’operato di questo artista, coadiuvato dagli esterofili progettisti nostrani, porterà Piazza Verdi a non essere più fruibile dagli esseri umani, perché ridotta ad una spianata utile solo alla mostra dei 14 portali – 7 prima e 7 dopo la “piazza scavata” davanti all’edificio postale.

Nella Piazza, i progettisti dicono di voler realizzare una “interpretazione dell’assenza come segno morbido scavato per un teatro centrale” … è arduo comprendere il senso di questa frase, ma è facilissimo capire due cose: 1) i progettisti non conoscono la differenza tra un teatro e un anfiteatro, visto che quello che propongono è un ambiente rettangolare gradonato su tutto il perimetro, ovvero non assimilabile né al primo, né al secondo, e che semmai potrebbe avvicinarsi all’idea di quest’ultimo; 2) un disabile non potrà mai più pensare di potersi avvicinare al centro dell’ambiente, a meno cha non intenda sfracellarsi cadendo dalle gradonate!

… Ma una “piazza” non dovrebbe essere accessibile a tutti?? … E dire che i progettisti hanno perfino affermato che “nel nostro progetto l’arte è intesa come utile, cioè non come pura immagine ma come strumento di realizzazione di spazi fruibili e contemporanei in grado di creare nuove percezioni e riconnessioni ambientali”.

Peccato che il progetto risulti esattamente l’opposto delle loro stesse parole! Ma, si sa, tra i progettisti autoreferenziali non c’è alcun bisogno che tra le parole e i fatti esista una corrispondenza, l’essenziale è poter dire di aver detto certe cose. Del resto loro, in quanto appartenenti all’élite colta, sono i depositari del motto cogito ergo sum, tutti gli altri devono solo assistere al loro essere!

Sempre in materia di mistificazione della realtà, un’ultima annotazione risulta indispensabile. Sebbene infatti sarebbe utile far notare l’assurda affermazione che vedrebbe la nuova Piazza Verdi possedere una “scala tagliata sull’uomo, i cui intenti sono quelli di ricreare un luogo stimolante e di cui riappropriarsi per l’abitare”, è preferibile soffermarci sull’assurda ed ipocrita sostenibilità del progetto.

Nel capitolo intitolato “Comfort Ambientale E Sostenibilità” i progettisti affermano: “Non si dà un progetto di uso se non si realizza allo stesso tempo un livello adeguato di comfort ambientale. L’uso degli elementi naturali: tappeti erbosi, specchi d’acqua e nuove alberature per l’aumento dell’ombreggiatura, contribuiscono al miglioramento del microclima estivo locale secondo i principi della bioclimatica applicata agli spazi esterni. Altri criteri di sostenibilità applicabili sono: - il risparmio idrico attraverso l’uso delle superfici pavimentate per la raccolta e il riuso delle acque piovane per le fontane e l’irrigazione del verde; - l’uso di materiali naturali e locali per le pavimentazioni; - il controllo dell’inquinamento luminoso e l’uso di fonti a basso consumo (led incassati nel pavimento); - progetto sonoro e riduzione dell’inquinamento acustico; - uso di tecniche attive per il raffrescamento estivo (nebulizzatori inseriti nel percorso d’arte)” … Tutto qui? Un po’ pochino per definire il progetto sostenibile!

Come potete comprendere, anche in questo caso, non v’è alcun motivo per cui tra le parole e i fatti debba esserci alcuna corrispondenza … del resto quello della “sostenibilità” è l’argomento più abusato tra i progettisti di oggi. Per un “depositario del verbo” (l’architetto dell’élite colta), ovvero uno abilitato a dire le cose in quanto appartenente alla categoria di “quelli che sanno”, basta usare un termine per farsi bello e fingersi rispettoso. Quando il tempo dimostrerà il fallimento del progetto sotto tutti i profili, come abbiamo visto con altre progettazioni ideologiche in giro per il Paese, la responsabilità non sarà mai del progettista, ma di chi ha realizzato l’opera, oppure degli abitanti ignoranti che non ne comprendono il significato, oppure dell’Italia più in generale!

Ciò di cui non ci si capacita è l’atteggiamento della classe politica … sull’ottusità intellettualoide delle Soprintendenze che danneggiano il patrimonio storico consentendo e incentivando le cosiddette “contaminazioni” siamo ormai rassegnati.

C’è da chiedersi infatti come possa un sindaco, che dovrebbe mirare al più ampio consenso di pubblico, consentire che una sparuta minoranza di persone, senza alcuna cultura ed amore per la città da lui amministrata, possa violentarla a proprio piacimento strafregandosene del malcontento generale.

Eppure anche in Italia, finalmente, sarebbe necessario che per i progetti urbanistici venisse adottato il processo partecipativo con la cittadinanza tutta: dov’è quindi il rispetto della vox populi nel caso di Piazza Verdi?

E non si venga a dire che c’è stata una regolare commissione che ha aggiudicato il vincitore di un concorso, perché i concorsi, chi fa questo mestiere lo sa bene, sono una truffa-culturale gestita dalla presunta élite colta che se li fa e se li canta in nome dell’ideologia egemone.

Oggi come oggi la gente è stufa dei soprusi di questa casta! Se si vuol dare credibilità e consenso ad un progetto del genere, che si faccia una esposizione pubblica di ogni genere di progetto per quel luogo, creando una commissione esaminatrice che rappresenti le volontà popolari, e non solo e soltanto quelle degli architetti e artisti (o presunti tali) … solo allora si potrà vedere chi risulterà il reale vincitore! È sarà con grande sorpresa di tutti scoprire che nessun comitato anti-progetto nascerà più dal nulla.

Italia Nostra, facendosi portavoce del malcontento tra gli spezzini, ha scritto al sindaco invitandolo a comprendere le ragioni del movimento anti-progetto, l’augurio è che il Primo Cittadino si ricordi di essere il Sindaco di tutti i cittadini.

Speriamo quindi che il Sindaco faccia sapere ai suoi cittadini a quale delle tre categorie elencate precedente ritiene di appartenere: Signor Sindaco, Lei è un abulico, un intellettualoide, o un intellettuale?